PROTIDOGRAMMA
Il
plasma contiene molecole proteiche che differiscono tra di loro per:
- dimensioni molecolari, alcune proteine sono piccole come l'insulina e altre di dimensioni notevoli e una complessa struttura quaternaria come le lipoproteine;
- diversa composizione chimica, alcune proteine semplici come albumina altre coniugate come lipoproteine e glicoproteine;
- diversa resistenza al calore o ad altri agenti denaturanti;
- diversa funzione ad es. proteine di trasporto di sostanze lipofiliche, enzimi, inibitori di enzimi, ormoni, fattori della coagulazione, inibitori della coagulazione e anticorpi.
Le
indagini di laboratorio sulle proteine plasmatiche offrono utili
informazioni diagnostiche. Sfruttando le diverse proprietà
funzionali e fisico-chimiche, le proteine sono suddivisibili in
frazioni in numero tanto maggiore quanto più fine e sensibile è la
tecnica di analisi.
L’elettroforesi
sieroproteica o delle proteine del siero è
la metodica di laboratorio con la quale si effettua il PROTIDOGRAMMA;
con tale metodica si separano le proteine in base alla loro carica
elettrica e a loro P.M.
- L'elettroforesi
Con il termine elettroforesi si
indica comunemente il movimento di particelle elettricamente cariche
in presenza di un campo elettrico. In base
ai principi base dell'elettroforesi, queste molecole, che posseggono
gruppi ionizzabili, una volta caricate in un gel elettroforetico o
depositate sulla superficie di un supporto (come l’acetato di
cellulosa), vengono sottoposte a una forza elettrica proporzionale
alla loro carica effettiva,
Q e
all'intensità del campo elettrico, E.
Il pH della soluzione tampone presente nella cella elettroforetica
determina la carica delle molecole che si separano secondo il loro
rapporto massa/carica e l’attrito che incontrano nel muoversi.
L'apparato elettroforetico è costituito da un generatore e da una
cella elettroforetica. Il generatore fornisce un flusso di corrente
continua agli elettrodi che sono collegati alla cella, generando
quindi un campo elettrico in cui i cationi migreranno verso il catodo
e gli anioni verso l'anodo.
L'analisi
elettroforetica delle proteine sieriche (nota come "quadro
proteico") è un'analisi di routine che consente di evidenziare
alterazioni grossolane della composizione proteica del siero.
Il campione viene deposto
sulla superficie del supporto di acetato di cellulosa che è
imbibito del tampone di corsa e successivamente viene applicata la
forza elettrica. Le proteine sono evidenziate mediante una
colorazione specifica, e la loro composizione percentuale è misurata
mediante densitometria. In condizioni fisiologiche, le proteine
sieriche si suddividono in 5 frazioni; nota la proteinemia
(rappresenta il 100%) è possibile ricavare la concentrazione di
ciascuna frazione: albumina, 1-globuline,
2-globuline,
-globuline,
-globuline.
In condizioni fisiologiche, la frazione di albumina e la somma delle
frazioni di globuline sono in un rapporto di 1,2 – 1,7 (rapporto
A/G). Alterazioni notevoli da questo intervallo sono segnale di
patologia.
Le
5 frazioni sono:
- La frazione albumina, questa frazione contiene solo 2 proteine, l'albumina e la pre-albumina, prodotte dal fegato, con la funzione di veicolare sostanze insolubili (farmaci, bilirubina) e di mantenere la pressione colloidosmotica del sangue, impedendo all'acqua di uscire dai vasi sanguigni negli interstizi. L'analisi di questa frazione può essere definita normale se la sua percen tuale è compresa tra il 59.1 e 69.3, rispetto alla proteinemia, e la sua quantità si trova compresa tra i 3,5 - 5 gr/dl di sangue.
- Se la percentuale o la quantità aumentano rispetto ai valori nor mali, significa che le altre proteine si sono ridotte. È un dato, comunque, che non ha una grande rilevanza clinica per il medico.
- Se la percentuale diminuisce, ma non la quantità, significa che le altre proteine, per differenza, sono aumentate. Questo dato potrebbe orientare il medico verso alcuni approfondimenti relativamente a malattie infiammatorie o il mieloma.
- Se diminuiscono sia la percentuale sia la quantità, significa che il fegato non svolge in modo corretto la sua funzione. Questa alterazione, in genere, indica una cirrosi epatica.
Inoltre, in
caso di ipoalbuminemia, l'acqua si accumula nei tessuti,
principalmente nei polmoni (edema polmonare) e questa frazione
diminuisce nel corso dell'epatite virale, nelle sindromi nefrosiche,
durante la fase acuta dei processi infiammatori.
- La frazione 1-globuline, questa frazione comprende la glicoproteina acida, l'antitripsina e l'antichimotripsina.
La
glicoproteina acida entra nel gruppo delle
"proteine della fase acuta", un gruppo eterogeneo di
proteine che aumentano nel plasma durante un processo infiammatorio,
dopo un trauma, nella necrosi, nella fase acuta di una lesione
tissutale.
L'antitripsina
è una proteina con attività di inibitore delle proteasi. Inibisce
l’elastasi che viene rilasciata dai neutrofili per combattere
l’infezione. Carenza di questa proteina può distruggere gli
alveoli (enfisema).
L'antichimotripsina
ha il ruolo fisiologico di inibire la chimotripsina pancreatica.
L'analisi
di questa frazione può essere definita normale se la sua
percen tuale si trova nell'intervallo compreso tra 2 e 3.5 e la sua
quantità si trova compresa tra 0,1-0,4 gr/dl di sangue.
- La diminuzione della percentuale o della quantità può indicare disfunzioni epatiche o carenze congenite.
- Se la percentuale o la quantità aumentano rispetto ai valori nor mali, l'alterazione indica un processo infiammatorio o una infezione in corso all'interno dell'organismo.
- La frazione 2-globuline, contiene l'aptoglobina, la macroglobulina e l'antitrombina III.
L'aptoglobina
esiste in più forme molecolari geneticamente determinate. Il suo
ruolo fisiologico consiste nella capacità di legare immediatamente
l'emoglobina che si libera dalla quota di emazie fisiologicamente
distrutte per veicolarla dove avviene la definitiva
decomposizione; la formazione del complesso aptoglobina-emoglobina
impedisce il passaggio di emoglobina nelle urine. L'aptoglobina
aumenta nel siero in corso di processi infiammatori. Una diminuzione
di aptoglobina si correla con gravi epatopatie e con emolisi
intravascolare.
La
macroglobulina è una delle più grosse
proteine plasmatiche e svolge importanti compiti fisiologici tra cui
inibizione non specifica nei confronti di enzimi proteolitici e
trasporto di alcuni ormoni polipeptidici. Un aumento nettissimo di
tale proteina si verifica nel corso delle sindromi nefrosiche, nel
diabete mellito, nelle epatopatie croniche. Valori diminuiti si hanno
nell'artrite reumatoide.
L'antitrombina
III ha il compito di neutralizzare la
trombina che nel processo di emocoagulazione si forma sempre in
eccesso e potrebbe attivare pericolosamente una quantità esorbitante
di fibrinogeno. Essa diminuisce sia per difetto di sintesi da parte
del fegato sia per un suo troppo rapido consumo. Una prova di
carattere funzionale consiste nella misura del ritardo provocato
dalla proteina sul tempo di coagulazione del fibrinogeno bovino ad
opera di una certa quantità di trombina (tempo di antitrombina III).
L'analisi
di questa frazione può essere definita normale se la sua
percen tuale si trova nell'intervallo compreso tra 6.1 e 11.2 e la
sua quantità si trova compresa tra 0,4-1,0 gr/dl di sangue.
- La diminuzione della percentuale o della quantità non ha alcun significato clinico.
- Se la percentuale o la quantità aumentano rispetto ai valori nor mali, l'alterazione indica un processo infiammatorio o una infezione in corso all'interno dell'organismo.
- La frazione -globuline, a cui appartengono la transferrina e la proteina C reattiva e il fibrinogeno.
La
transferrina ha il compito di trasportare il
ferro (in forma ferrica) dal tubo digerente ai depositi tissutali e
da questi al midollo osseo dove è utilizzato dagli eritroblasti per
la sintesi dell'emoglobina. Ogni molecola di transferrina lega due
atomi di ferro; in condizioni normali, un terzo della transferrina
presente nel sangue è legata al ferro, i restanti due terzi sono
liberi.
La
proteina C reattiva è una proteina della
fase acuta. La sua determinazione, assai utile nel corso della
malattia reumatica di cui costituisce l'indice probabilmente più
sensibile, può essere eseguita con metodi immunologici.
L'analisi di questa frazione può essere definita normale se la sua percen tuale si trova nell'intervallo compreso tra 6.30 e 12.1 e la sua quantità si trova compresa tra 0,6-1,0 gr/dl di sangue.
L'analisi di questa frazione può essere definita normale se la sua percen tuale si trova nell'intervallo compreso tra 6.30 e 12.1 e la sua quantità si trova compresa tra 0,6-1,0 gr/dl di sangue.
- La diminuzione della percentuale o della quantità non ha alcun significato clinico.
- Se la percentuale o la quantità aumentano rispetto ai valori nor mali, l'alterazione può essere un segnale di anemia perché tra le beta-globuline è presente la transferrina, che aumenta quando il ferro nel l'organismo è basso, o nelle epatopatie tossiche e infettive.
Il
fibrinogeno non è presente nel profilo
elettroforetico poiché quest'ultimo si riferisce alle proteine del
siero, che è appunto plasma privato del fibrinogeno. Il fibrinogeno
riveste importanza fondamentale nel processo della coagulazione. La
quantità di fibrinogeno nel plasma subisce variazioni per diverse
cause morbose. Si tratta di una proteina della fase acuta. Più
importanti degli aumenti sono le diminuzioni del fibrinogeno in corso
di malattie acquisite (epatopatie) o congenite. Una grave, ma rara,
malattia ereditaria è caratterizzata dalla incapacità di
sintetizzare il fibrinogeno, con una grande tendenza ad emorragie
spontanee. In altri casi ereditari il fibrinogeno è presente in
quantità ridotta, o sono presenti forme anomale con una funzionalità
alterata. Livelli diminuiti di fibrinogeno si hanno in tutte le
situazioni emorragiche caratterizzate da bassi valori di quasi tutti
i fattori della coagulazione.
- La frazione delle y-globuline, o immunoglobuline (Ig), si divide in 5 classi che differiscono per la diversa composizione delle catene pesanti ( ), per la struttura globale ed il peso molecolare. Le catene leggere ( o ) rappresentano elementi comuni a tutte le classi di Ig.
L'analisi di questa frazione può
essere definita normale se la sua percen tuale si trova
nell'intervallo compreso tra 9.8 e 20 e la sua quantità si trova
compresa tra 0.8 e 1.7 grammi per decilitro di sangue.
- La diminuzione della percentuale o della quantità indica una ridotta produzione di anticorpi, può indicare immunodeficienze acquisite o congenite.
- Se la percentuale o la quantità aumentano rispetto ai valori nor mali, l'alterazione è un segnale di:
- malattia policlonale, quando l'aumento comprende tutti i tipi di anticor pi ed è tipico delle infiammazioni acute o croniche, per cui indica un proces so infiammatorio o una infezione in corso o malattie autoimmuni;
- malattia monoclonale, se l’aumento è dovuto alla produzione anormale di un solo tipo di anticorpo. Un’alterazione monoclonale elevata, può indicare la presenza di "plasmacitoma" o "mieloma multiplo", tumore mali gno, oppure di una "gammapatia monoclonale benigna", una malattia piuttosto diffusa nella popolazione che, in alcuni casi, è associata a malattie infettive o croniche e può scomparire naturalmente.
Il
protidogramma è utile per valutare la corretta funzionalità del
fegato, la presenza di infiammazioni o infezioni nell'organismo e può
orientare il medico verso la diagnosi di malattie più gravi che
richiedono ulteriori approfondimenti come il "mieloma multiplo".
Per effettuare l'elettroforesi delle proteine del siero è
sufficiente un sem plice prelievo di sangue che deve essere eseguito
a digiuno da dodici ore, in modo che il cibo non interferisca con il
risultato. L'assunzione di farmaci non influenza l'esito
dell'analisi, ma è consigliabile, in ogni caso, segnalare al medico
eventuali terapie farmacologiche in corso, importanti per valutare lo
stato di salute globale della persona.
Quello
che otteniamo col protidogramma è una “fotografia” delle
proteine contenute nel sangue raggruppate per “frazioni”. Un buon
osservatore potrà quindi, già dal grafico, individuare anomalie
nella composizione proteica, senza dover necessariamente avere a
disposizione i singoli dosaggi proteici. Il grafico con le curve è
la proiezione fatta dal computer delle concentrazioni rilevate. Le
frazioni vengono definite singolarmente in percentuale sulle
proteine totali.
LE
FRAZIONI DEL PROTIDOGRAMMA
Abbiamo 5 frazioni, ciascuna individuata da una “gobba”
sul protidogramma.
(Protidogramma
normale – archivio dell’autore)
Le diverse frazioni
comprendono molte proteine.
Il
protidogramma normale rispecchia i valori sopra citati per cui è
facile fare confronti con protidogrammi patologici.
La forma
patologica più facilmente riconoscibile nel protidogramma riguarda
la gammopatia (l’aumento
delle immunoglobuline contenute nella frazione gamma). Questa può
essere monoclonale se sostenuta da un solo tipo di immunoglobuline
(un picco stretto ed alto) o policlonale se sostenuto da più tipi di
immunoglobuline (un picco ampio).
(Protidogramma
da paziente con gammopatia monoclonale)
L’elettroforesi
delle proteine è un tipo di analisi multiparametrica, ossia che
rivela più di un valore per cui l’interpretazione finale dei dati
deve essere sempre valutata da uno specialista del settore in quanto
molto complessa.
NELLE EPATOPATIE
CRONICHE GRAVI SI HA: ELEVATO INCREMENTO
DELLE GAMMA CON EVENTUALE FUSIONE BETA-GAMMA. CIO’ È DOVUTO AD
ATTIVAZIONE MESENCHIMALE E PROLIFERAZIONE LINFOIDE.
NEFROSI
LIPOIDEA: In genere c’è ipoproteinemia marcata per riduzione molto
marcata di albumina ed aumento delle alfa 2 e beta globuline. È
dovuta ad un aumento di permeabilità del glomerulo con perdita di
albumina, transferrina IgG, IgA (non IgM). Può essere compensata da
un maggiore riassorbimento tubulare.
Altre
tecniche per separare le proteine plasmatiche sono:
- Centrifugazione
Si basa sul
comportamento delle particelle in un campo centrifugo. Le particelle
sedimentano con velocità diverse a seconda delle caratteristiche di
densità, dimensione e forma. Questa tecnica è utilizzata ad
esempio per il frazionamento delle lipoproteine.
- SDS-PAGE
Un’elettroforesi
in condizioni denaturanti su gel di poliacrilammide, che perette di
valutare la massa molecolare di una proteina. Inoltre, può essere
utilizzata per identificare una determinata proteina mediante il
trasferimento su una membrana immobilizzante e il successivo
riconoscimento con anticorpi specifici (western-blot).
- Cromatografia.
La
tecnica cromatografica consiste nello sfruttare, in modo
particolarmente efficiente, la diversa attitudine che ogni molecola o
ione possiede nel distribuirsi fra due differenti fasi. La
cromatografia è una tecnica di separazione delle componenti di una
miscela omogenea basata sulla distribuzione dei suoi componenti tra
due fasi, una stazionaria e una in movimento lungo una direzione
definita.
Indipendentemente
dal meccanismo effettivo della separazione, legato al tipo di
interazione fra soluto e fase stazionaria, durante la cromatografia
ciascuna specie chimica si trova coinvolta in un processo dinamico
nel quale essa si trasferisce dalla fase mobile a quella stazionaria,
e viceversa.
Nelle
tecniche cromatografiche oggi in uso la fase stazionaria può essere
un solido o un liquido, depositati su una superficie o introdotti in
una colonna. Quanto alla fase mobile, può essere un gas o un liquido
a bassa viscosità che viene fatto correre attraverso una colonna,
oppure salire o scendere per capillarità lungo uno strato di fase
stazionaria.
I
meccanismi di separazione nella cromatografia sono notoriamente tanti
e di diversa specie con le relative variazioni per analisi più
specifiche.
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